Ovvero dove incontrare tutta l'Inghilterra in macchina in coda. Ma andiamo con ordine.
Sveglia con colazione all'inglese: mancava giusto l'ovetto (solo perché è arrivato dopo) e per me era già una cena! Ci muoviamo e alle 9.45 siamo a Stonehenge, che ancora vede pochi visitatori e già pochi gradi. Il piccolo bus ci porta direttamente nei millenni prima di Cristo, in un affascinante mistero misterioso sui motivi di questa struttura. Trovo incredibile pensare che migliaia di anni fa conoscessero il solstizio d'estate e d'inverno, i ritmi delle giornate e delle annate, quando erano popolazioni abituate a vivere in caverne e prima dell'età del ferro!
Veramente una gita interessante e degna d'essere stata fatta, e fatta presto soprattutto. Guardando la strada al ritorno, infatti, centinaia di macchine si accalcano all'ingresso o rallentano, creando ingorghi e code che saranno il leit motif odierno.
Sveglia con colazione all'inglese: mancava giusto l'ovetto (solo perché è arrivato dopo) e per me era già una cena! Ci muoviamo e alle 9.45 siamo a Stonehenge, che ancora vede pochi visitatori e già pochi gradi. Il piccolo bus ci porta direttamente nei millenni prima di Cristo, in un affascinante mistero misterioso sui motivi di questa struttura. Trovo incredibile pensare che migliaia di anni fa conoscessero il solstizio d'estate e d'inverno, i ritmi delle giornate e delle annate, quando erano popolazioni abituate a vivere in caverne e prima dell'età del ferro!
Veramente una gita interessante e degna d'essere stata fatta, e fatta presto soprattutto. Guardando la strada al ritorno, infatti, centinaia di macchine si accalcano all'ingresso o rallentano, creando ingorghi e code che saranno il leit motif odierno.
Puntiamo diretti a Bath, dove i romani avevano instaurato appunto i bagni termali,e appena arrivati scopriamo che è una piccola cittadina di pochi km quadrati con però coda e caos da metropoli. Ci mettiamo circa un'ora a girare con l'auto, riuscendo a vedere da fuori il Royal Crescent (la foto a braccia aperte di Sara) e il resto dall'auto.
Dopo aver fuso il sistema start&stop, puntiamo decisi verso Bristol, a cercare un pasto. Lo troviamo non senza dubbi allo Smugglers pub, dove mangiamo il primo fish&chips della stagione e ci gustiamo la struttura pendente (casa bianca) che mi mette agitazione più del mezzo litro di "espresso" servitomi. Al ritorno riusciamo perfino a convincere un agente della polizia a non farci la multa per divieto di sosta, probabilmente intimorito dal mio inglese incomprensibile da cui spunta ogni tanto un "yes yes, but can you repeat?" degno delle scuole medie (medievali, per meglio dire).
Da lì si monta sulla frizzante Skoda Octavia in versione eco (mappatura che non fa superare i 2000 giri neanche a tavoletta) e ci si mette in un serpentone che ci accompagna a Liverpool ad una media di una decina di miglia orarie, pari circa a trenta imprecazioni all'ora. Una coda infinita di gente che, a questo punto, temo di incontrare domani al banco della colazione a rubarmi le uova.
Liverpool ci accoglie gelidamente e soprattutto, essendo ormai le dieci di sera, a porte chiuse, tante che siamo costretti a mangiare una pizza e tre mini arancini che se viene Zio Provolone da Lorenteggio li schiaffeggia per ore. Avvistiamo però fauna locale, a 0 gradi in vestitini ridotti, senza calze, tacco dodici e polpacci da ciclista, tutte pronte a ballare o a tentare il provino per il Jersey Shore. Programmata la giornata successiva (puntiamo a 80 ore giornaliere di coda di media), tutti in branda!



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