Sì perché la giornata di oggi vede la ripartenza da Avrencon verso la nostra ultima destinazione, Versailles. Nei blog di chi ha visitato la Normandia, il percorso di rientro si sovrappone a quello di andata, coprendo così tutte le tappe che noi abbiamo cercato di fare nei primi giorni. Così il nostro cammino odierno tocca alcune città "fuori" dal contesto che abbiamo vissuto fin'oggi.
Avrencon (A) - Le Mans (B) - Chartres (C) - Versailles (D)
18 agosto - 24 ore tra Le Mans, Chartres e Versailles
By Poly
La camera accoglie il nostro sonno fin'oltre le 9, e ripartiamo quindi da Mont Saint Michel verso le 10 circa. La giornata è prevista tranquilla, perché abbiamo pensato di ripulire qualche tappa (Saint-Malo e Rennes) e recarci direttamente a Fougeres. La prima chicca della mattina è il mio commento dalla doccia: "Sara? Ma non c'erano gli asciugamani da doccia?" e la risposta "No, non c'erano! Solo quelli piccoli". Già pronto a scrivere una recensione di fuoco all'albergo, mentre esco coperto con una pezzuolina normalmente atta a pulire gli occhiali, cominciamo a fare le valigie. "Sara? Ma sotto il tuo cuscino ci sono degli asciugamani?" "Eh sì, il cuscino era troppo morbido e ce li ho messi ieri sera... ah ti servivano mi sa". No comment.
Mont Saint Michel (A) - Fougeres (B) - Domfront (C) - Alencon (D)
17 agosto - Passando per Fougeres e Domfront per giungere a Avrencon
By Poly
Siamo rimasti affascinati dalla bellezza e organizzazione di Cherbourg, e la mattina facciamo due passi per cercare una colazione. Troviamo una bella boulangerie dove io mi scofano una bella baguette - aveva un nome particolare ma l'ho dimenticato - mentre Sara una briochina alla mela. Trovo perfino modo di prendermi un bel caffé (bello: per il "buono" devo ancora aspettare!) e Sara riesce finalmente a trovare il succo di albicocca che pareva in terra francofona essere merce rara. Ci siamo svegliati con calma, non abbiamo troppa fretta di partire perché l'idea è di arrivare a Mont Saint Michel nel pomeriggio.
Charbourg (A) - Barneville-Carteret (B) - Beauvoir / Mont Saint Michel (C)
16 agosto - Verso Mont Saint Michel passando per Barneville-Carteret
By Poly
Salutiamo la nostra mansarda di Caen e, dopo aver pagato, ci posizioniamo in macchina alla ricerca di un benzinaio e della strada che ci porti verso le spiagge del D-Day. Mentre siamo ancora lì che traccheggiamo, due ragazzi sbronzi (erano le 9.05) urtano la macchina con il gomito, riempiendomi la portiera di birra. La ragazza dei due comincia a dire cose senza molto senso, mentre lui si scusa e quindi, come dico io "pas de probleme"! Lavata la portiera ci rechiamo verso Bayeux, tappa intermedia verso la costa.
Caen (A) - Bayeux (B) - Colleville-sur-Mer (C) - Vierville-sur-Mer (D) - Cherbourg (E)
15 agosto - da Caen nel ricordo del D-Day, fino a Charbourg
By Poly
Rouen (A) - Dieppe (B) - Pourville (C) - Veules les Roses (D) - Fecamp (E) -
Entretat (F)- Honfleur (G) - Deuville (H) - Trouville (I) - Caen (J)
Giornata veramente intensa! Partiamo di buona lena verso le 9 da Rouen in direzione Dieppe, ovvero nord ovest.
Dieppe è una città con una più che discreta storia: stazione balneare già dal 1824 - una duchessa fece qui il suo primo bagno - sale agli albori delle cronache per un tentativo, con quasi 4.000 morti, da parte degli alleati di riconquistare questi territori (il 19 agosto 1942). La vediamo di sfuggita, consci che è l'inizio delle bianche scogliere della "Costa di Alabastro" che vedremo in giornata. Lasciamo quindi la lunga spiaggia di ciottoli e tutte le installazioni circensi alle sue spalle per cominciare la nostra discesa.
Dieppe
Cerchiamo di fare la strada più adesa all'oceano possibile (D75 in particolare), visitando paesini molto grazioni e dallo stile architettonico vichingo: Pourville, Veules-les-Roses per poi giungere a Fecamp. A Fecamp parcheggiamo poco sopra la piazza principale, cominciando a notare una certa maggior presenza umana. La scogliera bianca torreggia su una lunga spiaggia di sassi tondi e ciottoli e Sara non perde l'occasione di cercare, tra le pozze d'acqua lasciate dalla bassa marea, un po' di gamberetti e granchietti, trovandone perfino qualcuno!
(yes, sono io!)
Fecamp
Verso l'una riusciamo ad arrivare come da programma a Etretat. Non siamo gli unici. Complice una assolata giornata, il "fascino modaiolo" che la Lonely Planet le attesta e senz'altro il parcheggio non proprio easy, un baslotto di auto e persone continua a girare la cittadina, fino a chilometri nell'entroterra, alla ricerca di un misero parcheggio per la propria vettura. Tralasciando i dettagli del caso, le code, il caldo, la stanchezza che si accumula, e una splendida litigata in spagnolo con una camperista, che si era indispettita perché avevo chiesto in tedesco ad un germanico di spostarsi, diciamo che alle 15 siamo felicemente seduti in riva al mare, al ristorante "Le repaire des Pirates", dove ci gustiamo un po' di simil-merluzzo (haddock) e un po' di fish & chips. Etretat è però famosa perché ha una bella passeggiata sulle due grandi scogliere che la circondano. Saliamo la scogliera "sinistra" - sono una decina di minuti di camminata, e si giunge ad una grande vista che propone l'oceano, le scogliere bianche, il paesino di Etretat e un campo di golf tutto in pendenza. Siamo veramente tantissimi e io, con la sindrome del "ti butto io, mi butti lei" mi tengo bello lontano da tutto e tutti e sto nei baricentri perfetti dei camminamenti. Sara invece si sporge coraggiosa per poter narrare ai posteri tramite immagini (in pratica fa le foto).
La poco affollata Etretat
Risaliamo verso la macchina e ripartiamo verso la tappa successiva: era prevista Le Havre ma abbandoniamo l'idea per recarci ad Honfleur. Per la cronaca cedo il volante della Opel Adam a Sara! Honfleur è una cittadina molto simpatica, già metà prediletta di Monet a suo tempo, e sviluppata sul fiume che ne evidenzia la parte antica (Vieux Bassin), con le case di tipo vichingo che abbiamo già raccontato in precedenza. Ci sediamo per un rinvigorente The freddo e Sprite osservando le barche a vela ormeggiate. Finalmente qualche secondo di pace e serenità!
Il ponte che da sotto Le Havre porta a Honfleur
Honfleur
Pagato il riscatto delle due bevande, ci dirigiamo verso le 19 a Trouville, che sarà la nostra tappa definita per la cena. Rischiamo subito il tamponamento con un risciò guidato da un dodicenne, e appena avvistiamo un parcheggio "organizzato" ci infiliamo così da non avere più pensieri. Passeggiamo incontrando il Casinò Municipale e ci infiliamo quindi nei vicoli che sono costellati di ristoranti che offrono un sacco di cozze, e parliamo di quelle che si mangiano e non di imbellettate signore con cappelli neri.
Sfrondiamo la lista di tripadvisor per trovare i migliori, e ci infiliamo poi nel ristorante "Les Mouettes" che ci recupera un bi-posto nell'ingresso. Non è scomodo, l'unica cosa sono le persone che aspettano di mangiare che da fuori ti guardano con il gesto che si fa, giusto caso, a chi sale in macchina mentre gli vuoi rubare il posto. Sara gusta una platessa mentre io attacco finalmente le cozze, che devo dire sono non poche e anche buone. Un fritto di patatine te lo portano comunque perché ci tengono a sgrassarti un po' il pancino.
Finita la cena dobbiamo ancora recarci a Deauville, nostra ultima tappa: "Chissà quanto tempo ci vuole ancora, comincia ad uscire dal paese mentre mettiamo su il navigatore". In pratica: da un lato del fiume c'è Trouville, dall'altro Deauville (tipo borgo tre case, frazione di borgo dieci case). Le guide raccontano di una Deauville un po' più modaiola rispetto a Trouville, che in effetti ci era apparsa particolarmente romagnola come approccio. Scorriamo un po' il paese di Deauville, e mentre andiamo verso la spiaggia incontriamo case abnormi ed enormi, sempre in stile "normanno", ma veramente grandissime e tutte con il loro giardino. Il relax della giornata definitivo ci è però dato dalla spiaggia di Deauville. Grande, lunga, poco frequentata (erano certo le 21), cavalli che trottano e galoppano, gabbiani che cercano il dessert, e un sole di fuoco che, piano piano, ci saluta e si butta nel mare. E' un momento di respiro particolarmente corroborante!
Tramonto a Deauville
Ultimo viaggio, ultima tappa: Caen, per il nostro albergo. Il navigatore ci fa scollinare in una foresta piena di boschività erbifere ed animali, io fischietto senza dare a vedere la fobia che scoppi una gomma ed un licantropo ci venga in soccorso. Ma tanto nella macchina c'è il tastino "SOS" apposito, che sappiamo che c'è perché la prima sera Sara, aperto il tettuccio e credendolo mobile (invece è solo un "oblò" per guardare fuori) aveva subito schiacciato il tastino...
Arriviamo comunque a Caen: l'albergo è chiuso, ma la signora per telefono mi aveva dato le istruzioni per accedere: il codice d'accesso, sul retro, al civico tot, piano x camera 22... ancora non so come abbiamo fatto a far tutto giusto!
14 agosto: da Rouen su a Dieppe per arrivare a Caen
By Poly
Lo so che il titolo lascia molto a desiderare... non è propriamente "nuovo", però è la prima associazione mentale che giustamente la Normandia suscita. E' un po' diverso dall'ultimo sbarco di luglio! Ma andiamo con ordine, credo nei prossimi giorni il discorso "sbarco" sarà giustamente evidenziato.
Intanto: perché la Normandia? La realtà è che è una regione che ci ha ispirato, anche dai racconti di chi l'ha già visitata. Le ultime settimane a Milano ci hanno un po' cotto, e non si parla solo di temperature tropicali, e quindi il pensiero di spostarci un po' a Nor-d, dopo la Nor-vegia, è corso alla Nor-mandia. Leggendone poi sull'Internet, sui blog di viaggio e sulla Lonely Planet, l'ispirazione è stata confermata!
Siamo atterrati ieri sera, sabato 12 agosto 2017, alle 22 a Paris Orly e abbiamo recuperato la macchina che, come pari modello della Fiat 500 prenotata, era una Opel Odon. O meglio, così avevo capito io, prima di tradurre "odon" in Adam e scoprire che è una Opel Adam, una macchinina piccolina ma che, alla fine dei conti, ha tutti i confort del caso: bluetooth per ascoltare la musica, cruise control, volante.
Andiamo quindi a dormire a Versailles, la prima tappa che avevamo ponderato di visitare prima di scoprire che i biglietti per oggi erano già esauriti. Rimaneva comunque un buon prezzo e comunque vicino all'aeroporto e quindi vi abbiamo pernottato.
Tutto bene se non ché per arrivare, su una discesa, credo di essere stato flashato da un autovelox (circa a 60 allora con limite di 50)... vedremo! L'albergo Campanile Paris Ouest a Chaville è quello che ci vuole per una notte.
Ci svegliamo la mattina e recuperiamo le colazioni al sacco da consumare, come da abitudini milanesi, rigorosamente in macchina.
Versailles/Chaville (A) - Giverny (B) - Les Andelys (C) - Jumiegés (D) - Rouen (E)
La nostra giornata è alla scoperta dell'arte, ovvero della figura centrale della Normandia che è l'impressionista Claude Monet. La cittadina di Giverny, che credo vanti una decina di anime, è visitata ogni anno da più di 500 mila persone, perché per quasi tutta la vita ha ospitato appunto Monet. Tra le varie attrazioni cittadine, spiccano ovviamente la sua casa e il suo giardino, che già in vita aveva costruito e organizzato. Mentre abbozziamo della cultura base su Monet, vediamo coppie di persone a bordo strada, ferme. Davanti a loro, altre persone, ferme, a coppie. E' la coda per entrare alla casa di Monet, una coda chilometrica che probabilmente aveva anche bloccato la statale. Ci arrendiamo immediatamente ma, mentre facciamo due passi, scopriamo il museo dell'impressionismo dedicato in particolare, in questo periodo, a Henri Manguin: all'ingresso è indicato che si può comprare, insieme, anche il biglietto di accesso alla casa e giardino di Monet.
Ora, chi mi conosce sa che la mia preparazione artistica è dozzinale, confusa e soprattutto radente il suolo. Non avevo mai sentito Manguin, ma devo dire che il museo è ben organizzato, ben spiegato, ed è interessante scoprire questo artista, già famoso in vita, a cavallo tra l'800 e il 900, esponente del fauvismo. Non avevo idea di cosa fosse e quindi agli ignoranti come me consiglio la pagina di wikipedia a riguardo.
Al museo degli impressionisti
Terminata la visita, per un pertugio poco noto accediamo al giardino di Monet, che è effettivamente molto molto ampio. Non particolarmente organizzato come piante, sono un po' una accanto all'altra e, complice il caldo afoso di quest'estate, sembrano rubarsi la poca acqua a vicenda.
Mi rapisce però la casa, di Monet. Non tanto architettonicamente, ma perché rispecchia la casa in cui viveva il grande artista. Sia in camera da letto che nello studio, decine e decine di quadri (suoi, ma anche Renoir, Cezanne) fanno bella mostra di sé, contribuendo a dare questo alone di storia a quei muri e quelle camere, pensando che Monet, un centinaio di anni fa, stava nello stesso luogo a guardare le stesse cose.
Nel giardino di Monet
Mi rapisce però la casa, di Monet. Non tanto architettonicamente, ma perché rispecchia la casa in cui viveva il grande artista. Sia in camera da letto che nello studio, decine e decine di quadri (suoi, ma anche Renoir, Cezanne) fanno bella mostra di sé, contribuendo a dare questo alone di storia a quei muri e quelle camere, pensando che Monet, un centinaio di anni fa, stava nello stesso luogo a guardare le stesse cose.
La casa di Monet
Sbagliamo poi l'uscita, e ci ritroviamo dall'altra parte della strada, dove il parco in cui Monet trovava ispirazione è stato mantenuto vivo. Il ruscello / rigagnolo che scorre, che specchia le nifee, incrociando i colori, le piante, i fiori, sembra di attraversare un quadro impressionista!
Il giardino di fronte a casa Monet
Pranziamo lì vicino, alla Creperie Le Musardiere (link), un po' fiaccati entrambi da un po' di mal di testa incipiente. Decidiamo di stare leggeri, prendendo una crepe croque "Anglais" (uovo, bacon, formaggio) e una frittata di salmone affumicato, molto molto buona.
Ripartiamo verso la nostra seconda tappa, che è Les Andelys. In questa cittadina Riccardo Cuor di Leone aveva fatto costruire il Castello Gaillard per una vicissitudine politica molto interessante. In trattato di pace coi Francesi, temeva per l'incolumità dei suoi possedimenti in Normandia, e decise quindi di controllare il traffico sulla Senna e dominare la vallata con questo castello. Assediato subito alla morte di Re Riccardo (e la salita di suo fratello Giovanni Senza Terra), parzialmente distrutto, fu salvaguardato solo dalla metà del 1800, ed ora, a parte le imponenti rovine esterne, ospita un museo).
Chateau Gaillard
Prima dell'arrivo a Rouen, Sara propone una gita ad un paese che è comunque in zona, all'abbazia di Jumiéges. Arriviamo che è già quasi chiusura per accedere al museo interno, ma abbiamo modo di intravederne i vasti confini esterni.
La cosa divertente è che per arrivarci il navigatore ci porta sulla Senna... e ci segna di traversarla, ma non c'è un ponte! C'è invece un simpatico macinino porta vetture che fa avanti e indietro sul fiume, gratuitamente, e sposta in meno di dieci minuti le auto da un lato all'altro! Fantastico!
In mezzo al mar... in mezzo al mar...
Jumiegés
Dopo la visita lampo all'abbazia ripartiamo e giungiamo verso le 19 a Rouen, al nostro albergo. L'Hotel de Paris è un po' più piccolo del precedente, ma sembra comunque abbastanza accogliente (da fuori è un pugno nell'occhio), anche se la nostra camera è un po' l'ultima della fila e non sembra particolarmente nuova.
Ci rinfreschiamo le idee e facciamo un giro per la città, l'albergo è comunque in ottima posizione e quindi la macchina può stare ferma. La cattedrale della città è imponente e maestosa, e per le vie del borgo, tra il ribollir dei tini va l'aspro odor dei vini ma senza rallegrare anime, perché in giro non c'è praticamente nessuno. Girando la cittadina alle spalle della cattedrale, troviamo diversi posti che ci attraggono per una piacevole cena, e alla fine andiamo al La Walsheim, una brasserie con tanta gente che sembrava gradire quel che mangiava nei tavolini all'aperto. Sara prende una zuppa di verdure (una salsa di pomodoro in realtà) e io provo agnello e patate, e ne usciamo entrambi con buona soddisfazione.
La cattedrale di Rouen
Rouen
Per tutta l'estate Rouen organizza una cosa veramente singolare: sulla cattedrale vengono infatti proiettati degli spettacoli "Suoni e Luci", e quindi aspettiamo una mezz'ora sul sagrato della cattedrale che inizino. Un vero spettacolo, professionale e di qualità nell'audio, e nella realizzazione. Vengono proiettate due storie: Guillaume le Conquérant (qui il link youtube) e Jeanne (qui il link youtube). Se sul primo un minimo di storia si coglie, il secondo, chiamato come Giovanna D'Arco, non è chiarissimo. La resa di entrambi è però superba, date un occhio ai video (anche se non li abbiamo fatti noi).
Dopo l'esaltante spettacolo, andiamo nella piazza del vecchio mercato, dove fu arsa viva Giovanna D'Arco. La sua storia merita senz'altro un piccolo approfondimento che vi consigliamo di leggere, già anche su wikipedia. Oggi è patrona di Francia.
Già stanchi dopo il primo giorno di viaggio, strisciamo e ci stendiamo sul nostro letto!
13 agosto - Sbarco in Normandia: da Versailles a Rouen
By Poly
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