Ci svegliamo presto, e non facciamo neanche in tempo a salutare il nostro capitano Maximilian, che era sceso a casa sua per la notte, che dobbiamo sbarcare con tutti i nostri bagagli e salutare la splendida Nemo I, donatrice di paesaggi che difficilmente potremo mai rivedere.
Salutiamo anche Dominic e Michaela, che proseguono ancora per una settimana la crociera, e la famiglia di Raul che ha il volo quasi immediatamente. Noi invece ci rechiamo, grazie ai soliti pick-up, nel centro dell’isola di Santa Cruz, ovviamente nel pieno umido che la caratterizza, per vedere le tartarughe giganti nel loro habitat. C’è infatti una tenuta privata all’interno della quale si sono accordati per mantenere alcune tartarughe giganti, coccolarle e tenerle sotto controllo e al sicuro dai predatori di terra. C’è un grandissimo parco, verdissimo e rigoglioso, che si raggiunge da una stradina secondaria. E, dopo aver cambiato le scarpe con paia di stivali da pioggia, ci immergiamo letteralmente nel fango per raggiungere due splendide tartarughe. Sono abituate, sì, alla visione degli uomini, ma se ti avvicini troppo rientrano quasi completamente nel loro guscio, pare anche sbuffando e grugnando. Riusciamo comunque a farci qualche fotografia.
Salutiamo anche Dominic e Michaela, che proseguono ancora per una settimana la crociera, e la famiglia di Raul che ha il volo quasi immediatamente. Noi invece ci rechiamo, grazie ai soliti pick-up, nel centro dell’isola di Santa Cruz, ovviamente nel pieno umido che la caratterizza, per vedere le tartarughe giganti nel loro habitat. C’è infatti una tenuta privata all’interno della quale si sono accordati per mantenere alcune tartarughe giganti, coccolarle e tenerle sotto controllo e al sicuro dai predatori di terra. C’è un grandissimo parco, verdissimo e rigoglioso, che si raggiunge da una stradina secondaria. E, dopo aver cambiato le scarpe con paia di stivali da pioggia, ci immergiamo letteralmente nel fango per raggiungere due splendide tartarughe. Sono abituate, sì, alla visione degli uomini, ma se ti avvicini troppo rientrano quasi completamente nel loro guscio, pare anche sbuffando e grugnando. Riusciamo comunque a farci qualche fotografia.
8 gennaio - Galapagos Nemo I e viaggio di ritorno
By Poly
Sveglia, colazione, check-out e ci siamo! Ci recuperano alle 8.50 e prendiamo nell’ordine: barchino fino a Puerto Ayora, taxi fino alla fine dell’isola verso l’aeroporto (sotto diluvio universale con le valigie nel pick-up aperto: grazie!), barchetta, autobus fino all’aeroporto, autobus fino al molo del Nemo I! Il capogruppo Ivan ci spiega le regole base e siamo pronti a salire, grazie allo Zodiac guidato da Cristian (detto “il nero”).
La Nemo I è molto bella e capitanata dal capitano Maximiliano; ci sono poi un meccanico, un cuoco, un cameriere (Jacinto), il secondo pilota Cristian, un terzo pilota e la nostra guida. Con i compagni di viaggio siamo in tutto in 14: Kathy e Fritz da Washington (entrambi però di origine austriaca); Gabriela, Henrik e la loro figlia undicenne Zoe dalla Danimarca (Gabriela però messicana); Raul, sua moglie Soledad e i figli Alen e Ari da Montevideo in Uruguay; Dominic e Michaela dall’Australia (dalla Tazmania), Oka dal Giappone, Sara ed io da Milano (lei da Cusago).
Cominciamo subito la navigazione verso la prima tappa che è a 45 minuti di distanza. Non facciamo a tempo ad arrivare che comincia un diluvio letteralmente universale… ma tanto siamo in costume! Scendiamo e facciamo una breve camminata vedendo: pellicani, iguane marine, blue footy boobie (ovvero una sura – un tipo di uccello – dai piedi blu), due fenicotteri (che sono praticamente così rosa shocking da sembrarmi arancioni!) e un po’ di nidi di tartarughe. Abbiamo fatto poi un po’ di snorkeling ma non si vedeva praticamente niente – sia Paolo che Sara finiscono a grattarsi un po’ sugli scogli in mezzo. La parte più interessante è stata vedere questi pellicani volare pacifici in alto e poi piombare a mille in acqua a prendere i pesci… bellissimi!
La Nemo I è molto bella e capitanata dal capitano Maximiliano; ci sono poi un meccanico, un cuoco, un cameriere (Jacinto), il secondo pilota Cristian, un terzo pilota e la nostra guida. Con i compagni di viaggio siamo in tutto in 14: Kathy e Fritz da Washington (entrambi però di origine austriaca); Gabriela, Henrik e la loro figlia undicenne Zoe dalla Danimarca (Gabriela però messicana); Raul, sua moglie Soledad e i figli Alen e Ari da Montevideo in Uruguay; Dominic e Michaela dall’Australia (dalla Tazmania), Oka dal Giappone, Sara ed io da Milano (lei da Cusago).
Cominciamo subito la navigazione verso la prima tappa che è a 45 minuti di distanza. Non facciamo a tempo ad arrivare che comincia un diluvio letteralmente universale… ma tanto siamo in costume! Scendiamo e facciamo una breve camminata vedendo: pellicani, iguane marine, blue footy boobie (ovvero una sura – un tipo di uccello – dai piedi blu), due fenicotteri (che sono praticamente così rosa shocking da sembrarmi arancioni!) e un po’ di nidi di tartarughe. Abbiamo fatto poi un po’ di snorkeling ma non si vedeva praticamente niente – sia Paolo che Sara finiscono a grattarsi un po’ sugli scogli in mezzo. La parte più interessante è stata vedere questi pellicani volare pacifici in alto e poi piombare a mille in acqua a prendere i pesci… bellissimi!
4 gennaio - Galapagos (dal Finch Bay al Nemo I)
By Poly
La nottata procede senza particolari problemi, se non fosse che, appena sorge il sole, la nostra mansarda si illumina di immenso! Paolo procede sui 37,5, come da standard di capodanno (ve lo ricordate quello in Scozia? Andate a rileggerlo!). Troviamo il Quito Tour Bus e decidiamo che sia un buon modo di visitare la città: vorremmo andare a vedere il monumento dell’equatore (ad una ventina di Km) ma per le precarie condizioni di Paolo, soprassediamo.
La piazza principale di Quito, plaza grande
31 dicembre - Quito
By Poly
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