Sveglia alle 2.45 per essere pronti, dopo il transfer, all'Aeroparque per il volo verso il Calafate delle 5.15. Ah, notizia importante: passando di notte abbiamo visto che il fiore si chiude davvero di notte e, incredibile, siamo riusciti anche a vedere il Rio de la Plata, il fiume più largo del mondo (ben 220 km). Sara chiede se è di acqua salata o dolce e la guida non ci parla più da lì in poi!
Crollo appena salito sull'aereo mentre Sara legge un po'. Arriviamo alle 8.00 a El Calafate, cittadina circondata da infinita pianura brulla, incastonata tra i laghi creati dai tanti ghiacciai cui si rivolge.
Ci vengono a prendere e ci portano all'albergo dove la proprietaria ci dice che dobbiamo attendere mezzogiorno per la camera. In compenso facciamo la conoscenza con i tre golden retriever della proprietaria, belli paciosi pelosi e arricciati come dovrebbero essere tutti gli ovini.

Los Cannetos, il nostro albergo a El Calafate

Il panorama dal patio dell'albergo

Volenti o nolenti e vescicanti prendiamo le scarpe e cominciamo a camminare per il paese. Paolo, detto anche GPS, conduce il cammino al posto sbagliato, ma si fa perdonare trovando una rivenditrice di brioches e baguette da leccarsi i baffi! Che fame che avevamo!
A quel punto, passata la cartina a Sara, ritroviamo la diritta via che era smarrita e percorriamo la strada centrale di El Calafate, piena di negozi e cibo e macchine tamarrissime e molto rumorose!
Ci guardiamo in giro e poi puntiamo al Lago Argentino - che mentre scrivo questo riassunto non so se è il nome che gli dà Sara per prendermi in giro. Ora verifico. Sì, è vero! Brava Sara! Trattasi comunque di Lago che in questo momento è ritirato ma mostra in lontananza un colore azzurro eccezionale cui le foto non danno giustizia. Facciamo intanto amicizia con Agostino, così lo battezza Sara, labrador umido e sporco che ci accompagna quasi fino all'albergo.

Agostino che ci guarda

Il lago argentino

Dopo un pisolino in albergo scendiamo nella via principale e ci fermiamo a mangiare delle empanadas in paese - sono circa le 16 - e puntiamo poi a scoprire il Glaciobar. Preso infatti un pullman, arriviamo nel nulla della steppa a questa costruzione che contiene il museo del ghiaccio, dove ci viene spiegata la formazione dei ghiacciai e la loro evoluzione, e facciamo conoscenza con la sagoma del Perito Moreno. Quindi si scende a -10 gradi al Glaciobar! Giacconi termici come il sacchetto all'Esselunga e via: consumazione libera per i 25 minuti successivi! Io vorrei provare il liquore del Calafate e per Sara ordino "Una vodka lemon" ricevendo una Smirnoff+limoncello della nonna... che ovviamente tocca a me bere dal bicchiere di ghiaccio! Bellissimo e freddissimo! Conosciamo anche due italiani, sposi il 5 settembre di Prato, in giro per la Patagonia in viaggio di nozze in macchina: auguri!



Selfone al Glaciobar, meno 10 gradi e bicchieroni di ghiaccio

Sara al Glaciobar

Torniamo che ormai è sera e decidiamo di andare a mangiare al ristorante "El viejo", affascinati dagli agnelli che brasano sulla griglia in vetrina tutto il tempo, e lì Sara mangia una bife de lomo (la vogliamo al sangueeeee! No, comunque cotta! Ma come è possibile!) e io un buon cordero intero immerso nei funghi. Usciamo e... ma che ore sono?!? Le dieci! E c'è ancora sole! Sì perché qui il sole non tramonta mai (e quindi non si smette mai di lavorare dirà la padrona di casa) fino alle 22... quindi patio, circondati dai tre golden del posto (immaginate la gioia di Sara), e-book e via a nanna!

19 dicembre - Buenos Aires verso El Calafate

Sveglia alle 2.45 per essere pronti, dopo il transfer, all'Aeroparque per il volo verso il Calafate delle 5.15. Ah, notizia importante: passando di notte abbiamo visto che il fiore si chiude davvero di notte e, incredibile, siamo riusciti anche a vedere il Rio de la Plata, il fiume più largo del mondo (ben 220 km). Sara chiede se è di acqua salata o dolce e la guida non ci parla più da lì in poi!
Crollo appena salito sull'aereo mentre Sara legge un po'. Arriviamo alle 8.00 a El Calafate, cittadina circondata da infinita pianura brulla, incastonata tra i laghi creati dai tanti ghiacciai cui si rivolge.
Ci vengono a prendere e ci portano all'albergo dove la proprietaria ci dice che dobbiamo attendere mezzogiorno per la camera. In compenso facciamo la conoscenza con i tre golden retriever della proprietaria, belli paciosi pelosi e arricciati come dovrebbero essere tutti gli ovini.

Los Cannetos, il nostro albergo a El Calafate

Il panorama dal patio dell'albergo

Volenti o nolenti e vescicanti prendiamo le scarpe e cominciamo a camminare per il paese. Paolo, detto anche GPS, conduce il cammino al posto sbagliato, ma si fa perdonare trovando una rivenditrice di brioches e baguette da leccarsi i baffi! Che fame che avevamo!
A quel punto, passata la cartina a Sara, ritroviamo la diritta via che era smarrita e percorriamo la strada centrale di El Calafate, piena di negozi e cibo e macchine tamarrissime e molto rumorose!
Ci guardiamo in giro e poi puntiamo al Lago Argentino - che mentre scrivo questo riassunto non so se è il nome che gli dà Sara per prendermi in giro. Ora verifico. Sì, è vero! Brava Sara! Trattasi comunque di Lago che in questo momento è ritirato ma mostra in lontananza un colore azzurro eccezionale cui le foto non danno giustizia. Facciamo intanto amicizia con Agostino, così lo battezza Sara, labrador umido e sporco che ci accompagna quasi fino all'albergo.

Agostino che ci guarda

Il lago argentino

Dopo un pisolino in albergo scendiamo nella via principale e ci fermiamo a mangiare delle empanadas in paese - sono circa le 16 - e puntiamo poi a scoprire il Glaciobar. Preso infatti un pullman, arriviamo nel nulla della steppa a questa costruzione che contiene il museo del ghiaccio, dove ci viene spiegata la formazione dei ghiacciai e la loro evoluzione, e facciamo conoscenza con la sagoma del Perito Moreno. Quindi si scende a -10 gradi al Glaciobar! Giacconi termici come il sacchetto all'Esselunga e via: consumazione libera per i 25 minuti successivi! Io vorrei provare il liquore del Calafate e per Sara ordino "Una vodka lemon" ricevendo una Smirnoff+limoncello della nonna... che ovviamente tocca a me bere dal bicchiere di ghiaccio! Bellissimo e freddissimo! Conosciamo anche due italiani, sposi il 5 settembre di Prato, in giro per la Patagonia in viaggio di nozze in macchina: auguri!



Selfone al Glaciobar, meno 10 gradi e bicchieroni di ghiaccio

Sara al Glaciobar

Torniamo che ormai è sera e decidiamo di andare a mangiare al ristorante "El viejo", affascinati dagli agnelli che brasano sulla griglia in vetrina tutto il tempo, e lì Sara mangia una bife de lomo (la vogliamo al sangueeeee! No, comunque cotta! Ma come è possibile!) e io un buon cordero intero immerso nei funghi. Usciamo e... ma che ore sono?!? Le dieci! E c'è ancora sole! Sì perché qui il sole non tramonta mai (e quindi non si smette mai di lavorare dirà la padrona di casa) fino alle 22... quindi patio, circondati dai tre golden del posto (immaginate la gioia di Sara), e-book e via a nanna!