Dopo pranzo visitiamo la cabina di comando del capitano Navarro. Molto interessante capire che ancora oggi sia necessario usare le carte nautiche, fare i calcoli di rotta scrivendoli a mano, tracciare le linee. In questa barca in particolare non c’è pilota automatico e quindi fa scena pensare che tutta la tecnologia di oggi è proprio solo uno strumento nelle mani, comunque, nell’uomo. Mi colpisce particolarmente sapere che la barca ha una parte immersa di soli 5 metri, mi aspettavo molto di più.


La nostra nave, che batte bandiera Cilena


Dal ponte più alto

Qualche panorama dalla navigazione...

... posti brutti eh...

Un particolare di reti dall'occhio vigile di Sara

L’appuntamento è poi per le 15.30 per la discesa a Wulaia. Ci sono tre diversi sentieri di escursione e noi scegliamo quello intermedio. Sbarchiamo con i gommoni Zodiac su questo splendore di posto, il cui accesso è praticamente limitato ai militari cileni e a noi per accordi presi tra l’Australis e il Cile. Lo scambio è che l’Australis cerchi di aiutare i Cileni ad abbattere tre piaghe che infestano queste isole: i castori, i visoni, i maiali. Importati infatti nel secolo scorso, questi animali hanno trovato nell’habitat patagonico un posto dover poter vivere quasi indisturbati, poiché in assenza di predatori naturali. Il castoro in esempio, proveniente dal Canada (castor canadensis) lascia tracce così visibili da farci sembrare che in effetti stia distruggendo questa splendida isola. Non trovando un visone per fare il collarino a Sara, ci incamminiamo.

Il ponte di attracco a Wulaia

Rigogliosi...

...e particolari

Saliamo nel bosco, trovando piante sconosciute, trovando tra gli altri il cespuglio di El Calafate Tra le varie piante ci colpisce un albero cui è attaccato, come parassita, il cosiddetto “piane degli indios”. Il parassita si attacca e l’albero, per evitare di essere distrutto, si autocrea con il suo surplus una specie di seconda pelle, seconda corteccia, viene proprio definito un tumore esterno, cui il parassita si può attaccare e vivere senza però intaccare la vita della pianta. Particolare, da vedere!

Il pane degli indio

E la comprova che sia proprio lui!

Arriviamo in tre quarti d’ora di passeggiata (alcuni punti sono a 45° di pendenza!) su un punto panoramico da cui, come si vede nelle foto, non si può far altro che spalancare la bocca e stare a guardare. Sembra un dipinto, l’isola di Jurassic Park secondo l’occhio cinefilo di Sara. Sono isole praticamente intoccate. Eccezionali.

Selfone con panorama da mozzar il fiato 

Paolo con la guida Diana, bravissima e amante di questi luogo

E di nuovo, da su, a salutarvi!

Ritorniamo poi in nave, dove ci rechiamo al buffet di Natale. Il brindisi di Natale di mezzanotte non è molto significativo e quindi, dopo il Feliz Navidad, andiamo a nanna.

Alla fine della passeggiata, questo era stato il premio. Non avete idea!

24 dicembre (pomeriggio) - Wulaia

Dopo pranzo visitiamo la cabina di comando del capitano Navarro. Molto interessante capire che ancora oggi sia necessario usare le carte nautiche, fare i calcoli di rotta scrivendoli a mano, tracciare le linee. In questa barca in particolare non c’è pilota automatico e quindi fa scena pensare che tutta la tecnologia di oggi è proprio solo uno strumento nelle mani, comunque, nell’uomo. Mi colpisce particolarmente sapere che la barca ha una parte immersa di soli 5 metri, mi aspettavo molto di più.


La nostra nave, che batte bandiera Cilena


Dal ponte più alto

Qualche panorama dalla navigazione...

... posti brutti eh...

Un particolare di reti dall'occhio vigile di Sara

L’appuntamento è poi per le 15.30 per la discesa a Wulaia. Ci sono tre diversi sentieri di escursione e noi scegliamo quello intermedio. Sbarchiamo con i gommoni Zodiac su questo splendore di posto, il cui accesso è praticamente limitato ai militari cileni e a noi per accordi presi tra l’Australis e il Cile. Lo scambio è che l’Australis cerchi di aiutare i Cileni ad abbattere tre piaghe che infestano queste isole: i castori, i visoni, i maiali. Importati infatti nel secolo scorso, questi animali hanno trovato nell’habitat patagonico un posto dover poter vivere quasi indisturbati, poiché in assenza di predatori naturali. Il castoro in esempio, proveniente dal Canada (castor canadensis) lascia tracce così visibili da farci sembrare che in effetti stia distruggendo questa splendida isola. Non trovando un visone per fare il collarino a Sara, ci incamminiamo.

Il ponte di attracco a Wulaia

Rigogliosi...

...e particolari

Saliamo nel bosco, trovando piante sconosciute, trovando tra gli altri il cespuglio di El Calafate Tra le varie piante ci colpisce un albero cui è attaccato, come parassita, il cosiddetto “piane degli indios”. Il parassita si attacca e l’albero, per evitare di essere distrutto, si autocrea con il suo surplus una specie di seconda pelle, seconda corteccia, viene proprio definito un tumore esterno, cui il parassita si può attaccare e vivere senza però intaccare la vita della pianta. Particolare, da vedere!

Il pane degli indio

E la comprova che sia proprio lui!

Arriviamo in tre quarti d’ora di passeggiata (alcuni punti sono a 45° di pendenza!) su un punto panoramico da cui, come si vede nelle foto, non si può far altro che spalancare la bocca e stare a guardare. Sembra un dipinto, l’isola di Jurassic Park secondo l’occhio cinefilo di Sara. Sono isole praticamente intoccate. Eccezionali.

Selfone con panorama da mozzar il fiato 

Paolo con la guida Diana, bravissima e amante di questi luogo

E di nuovo, da su, a salutarvi!

Ritorniamo poi in nave, dove ci rechiamo al buffet di Natale. Il brindisi di Natale di mezzanotte non è molto significativo e quindi, dopo il Feliz Navidad, andiamo a nanna.

Alla fine della passeggiata, questo era stato il premio. Non avete idea!