Per i più curiosi, ecco la mappa:
noi siamo entrati da sotto e usciti da in alto a destra
(per usare termini tecnici)

Tra Puerto Natales e il parco delle Torres del Paine c’è un’oretta e mezza di strada e partiamo con calma verso le 9. La Ruta 9 che ci conduce al parco (che è poi il proseguimento della strada tra Punta Arenas e Puerto Natales) è a tratti immersa nel nulla, circondata da colline (cerros) e dall’infinita steppa. Le strade per giungere al parco sono due, e noi scegliamo quella che arriva sul fiume Serrano (Porteria Serrano). Già giungere all’ingresso del parco è uno spettacolo! Il Lago Toro, le montagne intorno, si aprono panorami giganti e colori effettivamente che da noi non esistono, figli dei ghiacciai che ci circondano. La strada è complessa, nel senso che una macchina normale (e infatti ce ne sono poche) non riuscirebbe forse a transitare senza rischiare la coppa dell’olio o le sospensioni. In questo tanto di cappello ai motociclisti incontrati – un gruppo di Bmw (F800 GS) e un gruppo di Kawasaki (le mitiche KLE e KLR).

Eccomi sul pick-up ad innamorarmi del Chile

Sara e il pick-up! Bella vero?

I colori di quell'acqua sono effettivamente mai visti

Una volta entrati nel parco la prima tappa è il Lago Grey (no: non quello delle sfumature di grigio né le medichesse del Seattle Grace) dove c’è una passeggiata di un’ora da fare: ci giungiamo dopo mezz’ora di macchina. Dopo un instabile ponte (6 persone massimo!) che ci ricorda le onde alte del pacifico in crociera, si attraversa un istmo sul lago, completamente fatto di sassi, da cui il ghiacciaio in lontananza (un’ora e mezza di traghetto di distanza, ci dicono) impera.

Qui dalla spiaggia

"Devo andare, il mio paese ha bisogno di me" e presi il volo

I colori sono fantastici e… anche il caldo! E noi geni ci siamo dimenticati le creme in camera! Poi c’è un piccolo promontorio da salire, da cui la visuale è ancora migliore. No words.

Corri, corri a fare la foto, hai dieci secondi! Ah no, erano cinque

Il ghiacciaio da un mirador della passeggiata

Sempre dal mirador sulla roccia, il panorama

Non immaginate il caldo che c'era. Ma in acqua, troneggiavano iceberg

Provate a immaginare a vederla dal vivo

Il ritorno dalla passeggiata alla macchina sotto il sole delle 13 è stancante, ma rimane impressionante. Sulla strada del ritorno dal lago Grey Sara tira un urlo e mi obbliga ad inchiodare: un guanaco! Ma è gigantesco, sulla collina in fronte a noi, seduto che ci osserva. Facciamo i salti mortali e riusciamo, ponendo il binocolo davanti alla macchina fotografica, a inquadrarlo. Che spettacolo! Forse non ne rivedremo mai più… forse… lo segnaliamo alle macchine che ci sorpassano ma ci guardano strano… strano… mah!

Poiché avevamo dimenticato le creme,
io mi tutelavo travestendomi da dott. Morte (ma con camice bianco!)

"Azzurro, questo lago è troppo azzurro, per me!" (cit.)

Ritorniamo e in un’oretta (sempre all’interno del parco eh!) arriviamo al camping Pehoe (Salto Chico) dove ci fermiamo a mangiare. Il ristorante di per sé è quello del camping, ha una grande griglia su cui ci facciamo saltare un lomo e un salmone. Nulla di eccezionale ma comunque buono – anche se allo stesso prezzo della cena di ieri sera all’Aldea! Proseguiamo la strada e giungiamo alle cascate più grandi del parco (Salto Grande), a dieci minuti dal parcheggio. La spinta dell’acqua è grandissima.

Le cascate in vista panoramica
  
Ecco la cascata in tutto il suo splendore

Cascata

Io sono cascato ai suoi piedi. Qui e cascata lei!

Ripartiamo sempre più a bocca aperta e giungiamo alle cascate successive, più piccoline, Cascada Paine, dove possiamo sentire la gelida temperatura dell’acqua e vederne il colore ghiacciaiesco!

Non so più che didascalia mettervi: ma vi rendete conto della bellezza?!

Selfone e via!

La cascata più piccola, acqua gelida da toccare con mano

Ora, nel percorso, avvistiamo qualche altro guanaco. Uno su una collina, un paio a bordo strada (parcheggio praticamente in seconda fila per scendere a guardarlo da vicino)… e sono bellissimi. Il punto è che andando verso l’uscita dopo la Cascada Paine, se ne cominciano a vedere sempre di più, sempre di più… caspita! Praticamente c’è una riserva, lunga chilometri, di guanaco liberi, che attraversano la strada, a quattro metri da noi, con i piccoli, che si sdraiano, mangiano, dormono! Ecco perché nessuno sembrava rapito quanto noi all’inizio: al pomeriggio è pieno di guanacos! Sono talmente tanti che possono formare delle squadre di calcio! La prima partita è tra la squadra di Schiva-il-puma e la squadra di Masticador! =D

"Ehi sig. Guanaco!"

Il guanaco, anzi la guanaca, con il guanachino (termini tecnici)

E poi abbiamo incontrato struzzi, rapaci che volavano sulle nostre teste e che cercavamo di scacciare urlando “non siamo ancora morti” (cit. Abe Simpson). E poi pecorate a bordo strada, tranquille e beate. Fino ad arrivare a centinaia di mucche che, guidate da due gauchos a cavallo e una decina di cani, ci circondano la macchina, occupano la strada e passandoci accanto!

"Vacche, vacche!" disse qualcuno

Il ritorno a casa è di 130 chilometri circa, e giunti in albergo, stanchi, ceniamo lì rapidamente e ci mettiamo a nanna per la sveglia del giorno successivo: ore 5.30 perché ci sono 250 chilometri da fare per tornare a Punta Arenas a prendere il volo per Santiago!

La strada, ancora nel parco

Brulla la via

Ma tu vai, non ti preoccupare. Vai

Mio salvaschermo su cui versare lagrime per i prossimi trent'anni

27 dicembre - Torres del Paine

Per i più curiosi, ecco la mappa:
noi siamo entrati da sotto e usciti da in alto a destra
(per usare termini tecnici)

Tra Puerto Natales e il parco delle Torres del Paine c’è un’oretta e mezza di strada e partiamo con calma verso le 9. La Ruta 9 che ci conduce al parco (che è poi il proseguimento della strada tra Punta Arenas e Puerto Natales) è a tratti immersa nel nulla, circondata da colline (cerros) e dall’infinita steppa. Le strade per giungere al parco sono due, e noi scegliamo quella che arriva sul fiume Serrano (Porteria Serrano). Già giungere all’ingresso del parco è uno spettacolo! Il Lago Toro, le montagne intorno, si aprono panorami giganti e colori effettivamente che da noi non esistono, figli dei ghiacciai che ci circondano. La strada è complessa, nel senso che una macchina normale (e infatti ce ne sono poche) non riuscirebbe forse a transitare senza rischiare la coppa dell’olio o le sospensioni. In questo tanto di cappello ai motociclisti incontrati – un gruppo di Bmw (F800 GS) e un gruppo di Kawasaki (le mitiche KLE e KLR).

Eccomi sul pick-up ad innamorarmi del Chile

Sara e il pick-up! Bella vero?

I colori di quell'acqua sono effettivamente mai visti

Una volta entrati nel parco la prima tappa è il Lago Grey (no: non quello delle sfumature di grigio né le medichesse del Seattle Grace) dove c’è una passeggiata di un’ora da fare: ci giungiamo dopo mezz’ora di macchina. Dopo un instabile ponte (6 persone massimo!) che ci ricorda le onde alte del pacifico in crociera, si attraversa un istmo sul lago, completamente fatto di sassi, da cui il ghiacciaio in lontananza (un’ora e mezza di traghetto di distanza, ci dicono) impera.

Qui dalla spiaggia

"Devo andare, il mio paese ha bisogno di me" e presi il volo

I colori sono fantastici e… anche il caldo! E noi geni ci siamo dimenticati le creme in camera! Poi c’è un piccolo promontorio da salire, da cui la visuale è ancora migliore. No words.

Corri, corri a fare la foto, hai dieci secondi! Ah no, erano cinque

Il ghiacciaio da un mirador della passeggiata

Sempre dal mirador sulla roccia, il panorama

Non immaginate il caldo che c'era. Ma in acqua, troneggiavano iceberg

Provate a immaginare a vederla dal vivo

Il ritorno dalla passeggiata alla macchina sotto il sole delle 13 è stancante, ma rimane impressionante. Sulla strada del ritorno dal lago Grey Sara tira un urlo e mi obbliga ad inchiodare: un guanaco! Ma è gigantesco, sulla collina in fronte a noi, seduto che ci osserva. Facciamo i salti mortali e riusciamo, ponendo il binocolo davanti alla macchina fotografica, a inquadrarlo. Che spettacolo! Forse non ne rivedremo mai più… forse… lo segnaliamo alle macchine che ci sorpassano ma ci guardano strano… strano… mah!

Poiché avevamo dimenticato le creme,
io mi tutelavo travestendomi da dott. Morte (ma con camice bianco!)

"Azzurro, questo lago è troppo azzurro, per me!" (cit.)

Ritorniamo e in un’oretta (sempre all’interno del parco eh!) arriviamo al camping Pehoe (Salto Chico) dove ci fermiamo a mangiare. Il ristorante di per sé è quello del camping, ha una grande griglia su cui ci facciamo saltare un lomo e un salmone. Nulla di eccezionale ma comunque buono – anche se allo stesso prezzo della cena di ieri sera all’Aldea! Proseguiamo la strada e giungiamo alle cascate più grandi del parco (Salto Grande), a dieci minuti dal parcheggio. La spinta dell’acqua è grandissima.

Le cascate in vista panoramica
  
Ecco la cascata in tutto il suo splendore

Cascata

Io sono cascato ai suoi piedi. Qui e cascata lei!

Ripartiamo sempre più a bocca aperta e giungiamo alle cascate successive, più piccoline, Cascada Paine, dove possiamo sentire la gelida temperatura dell’acqua e vederne il colore ghiacciaiesco!

Non so più che didascalia mettervi: ma vi rendete conto della bellezza?!

Selfone e via!

La cascata più piccola, acqua gelida da toccare con mano

Ora, nel percorso, avvistiamo qualche altro guanaco. Uno su una collina, un paio a bordo strada (parcheggio praticamente in seconda fila per scendere a guardarlo da vicino)… e sono bellissimi. Il punto è che andando verso l’uscita dopo la Cascada Paine, se ne cominciano a vedere sempre di più, sempre di più… caspita! Praticamente c’è una riserva, lunga chilometri, di guanaco liberi, che attraversano la strada, a quattro metri da noi, con i piccoli, che si sdraiano, mangiano, dormono! Ecco perché nessuno sembrava rapito quanto noi all’inizio: al pomeriggio è pieno di guanacos! Sono talmente tanti che possono formare delle squadre di calcio! La prima partita è tra la squadra di Schiva-il-puma e la squadra di Masticador! =D

"Ehi sig. Guanaco!"

Il guanaco, anzi la guanaca, con il guanachino (termini tecnici)

E poi abbiamo incontrato struzzi, rapaci che volavano sulle nostre teste e che cercavamo di scacciare urlando “non siamo ancora morti” (cit. Abe Simpson). E poi pecorate a bordo strada, tranquille e beate. Fino ad arrivare a centinaia di mucche che, guidate da due gauchos a cavallo e una decina di cani, ci circondano la macchina, occupano la strada e passandoci accanto!

"Vacche, vacche!" disse qualcuno

Il ritorno a casa è di 130 chilometri circa, e giunti in albergo, stanchi, ceniamo lì rapidamente e ci mettiamo a nanna per la sveglia del giorno successivo: ore 5.30 perché ci sono 250 chilometri da fare per tornare a Punta Arenas a prendere il volo per Santiago!

La strada, ancora nel parco

Brulla la via

Ma tu vai, non ti preoccupare. Vai

Mio salvaschermo su cui versare lagrime per i prossimi trent'anni